mi è capitata sotto gli occhi la notizia del grande aumento di esplosioni di batterie tra auto, bus, e biciclette elettriche

ZERO EMISSIONI PER UNA ZERO DEMOCRAZIA


In attesa di capire come sono andate le elezioni di medio di termine negli Usa  e soprattutto quale è stato il livello di brogli tra voto postale non certificato e computer elettorali in tilt in un’America che rassomiglia

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sempre più al Guatemala, mi è capitata sotto gli occhi la notizia del grande aumento di esplosioni di batterie tra auto, bus, e biciclette elettriche che ci sono state in Gran Bretagna e  da lì,  percorrendo un sentiero piuttosto intricato, sono giunto a un ponderoso studio di mille pagine fatto da Simon Michaux, docente di geometallurgia su incarico del Servizio geologico finlandese: la conclusione è semplice e allo stesso drammatica o ridicola – a seconda di come vogliamo vederla –  ovvero che la transizione energetica verde non è possibile allo stato attuale della tecnologia. Che si voglia credere o meno al catastrofismo climatico bisogna arrendersi al fatto che le “emissioni zero” entro un periodo di qualche decennio sono a tal punto una pura illusione che paiono piuttosto un inganno deliberato per ottenere delle trasformazioni sociali e politiche sulla base di un’emergenza che non soltanto non esiste, ma che se anche esistesse non potrebbe essere risolta con le tecnologie che vengono proposte.

La ragione e molto semplice: per le sole auto, ammesso che esse siano di numero pari alle attuali, occorrerebbe uno stock di batterie agli ioni di litio del peso di 286,6 milioni di tonnellate. Questo senza contare tutti gli altri veicoli a batteria che si stanno diffondendo a macchia d’olio e spesso usati in modo inappropriato e futile, aumentando così senza alcuna ragione l’attentato all’ambiente. Tuttavia, sebbene l’utilizzo sui veicoli possa sembrare quello più massiccio, non è affatto così. Bisogna tenere contro dei 2, 5 miliardi di tonnellate di batterie di accumulo per supportare per un periodo di quattro settimane l’energia eolica e solare che sono fonti inaffidabili e intermittenti e che non potrebbero supportare la richiesta di energia senza questa “riserva” – A questo occorre aggiungere il fatto che le batterie hanno un ciclo di vita 8/10 anni, (probabilmente anche meno con le ricariche veloci) per cui occorre mettere in conto periodiche e massicce sostituzioni. Ora le riserve planetarie di litio e di nichel potrebbero essere sufficienti solo per le batterie delle auto, ma non per tutto il resto, mentre il cobalto, altro elemento necessario non sarebbe sufficiente nemmeno a coprire questo ambito. Anche supponendo di trovare nuovi enormi giacimenti delle materie prime necessarie, cosa per la verità un poco probabile visto che ci sono state prospezioni a tappeto dovunque, l’estrazione e la ricerca dei materiali necessari rende impossibile poter pensare a cambiamenti in pochi anni. Dunque, ci troviamo di fronte a un non senso scientifico e tecnologico che difficilmente potrebbe essere attribuito a ignoranza o a errori di prospettiva perché i dati fondamentali sono chiari. Non si può pensare ad altro che a un disegno politico e di mutazione sociale.

Batterie auto elettriche- tutto quello che c’è da sapere

Lo stesso Michaux scrive apertamente “Quello che può essere richiesto, quindi, è una significativa riduzione della domanda sociale per tutte le risorse, di tutti i tipi. Ciò implica un contratto sociale molto diverso e un sistema di governance radicalmente diverso da quello in vigore oggi”. In un altro recente articolo del Global Warming Policy Foundation si dice altrettanto chiaramente che il Green Deal europeo avrà l’effetto di spezzare il potere economico e sociopolitico dell’Europa, “rendendola un banale e incapace palude dipendente da e asservita ad altri poteri.”  L’attentato terroristico al Nord Stream conferma in maniera molto chiara questa tendenza e questo utilizzo di suggestioni climatiche fasulle per diminuire di fatto l’energia a disposizione di ciascun cittadino, per cui occorre scordarsi di avere a disposizione le quote di energia e dunque anche di benessere alle quali siamo abituati e grazie alle quali per un breve periodo si sono alimentate le speranze di una democrazia in crescita. Quello a cui davvero si tende non sono le emissioni zero, ma la democrazia zero.

Redazione

 

 

 

 

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